Il regno di Agarthi

Seconda un’antica leggenda esisterebbe un mondo sotterraneo chiamato Agarthi (Agartha), dove vivrebbe il Re assoluto che decide le sorti del mondo.

La teoria che la terra non sia cava deriva da una tesi del 1907 di cui la terra e’ una sorta di palla compatta con dentro un nucleo centrale incandescente che raggiunge i 3000 gradi centigradi composto da minerali come il ferro, silicio e nichel, pero secondo l’ astrofisica e la fisica sarebbe impossibile sostenere questa tesi visto che la massa del nostro pianeta cosi densa e compatta sarebbe tale da attrarre tutti gli altri pianeti del sistema solare risultando paradossalmente più pesante del sole.

Nascosto nel sottosuolo e illuminato da un sole centrale, sarebbe abitato da esseri di diverse razze aliene e civiltà scomparse (Atlantide, Lemuria, Mu). Queste sarebbero in grado di sopravvivere grazie ad un’energia mistica chiamata Vrill che ne permetterebbe anche la levitazione, sia di loro stessi sia dei cosiddetti oggetti volanti non identificati, gli ufo.
In tempi remoti, chiamati anche ”età dell’oro”, il regno era chiamato Paradesha (paese supremo, Paradiso) dove tutti vivevano sulla superficie in armonia, pace e spiritualità fino al 3102 a.C. quando, secondo la tradizione Indù, ebbe inizio la Kali Yuga (età nera) dove il male avrebbe preso il sopravvento delle forze del bene, costringendo gli abitanti a fuggire e rifugiarsi nel sottosuolo.

Il polacco Ferdinand Antoni Ossendowski descrive una testimonianza di un lama mongolo in cui spiega la nascita del Paradesha, fondata dal primo Guru circa 380000 anni prima di Cristo, mentre la sua vita sottoterra sarebbe iniziata 6000 anni fa.
La famosa occultista dell’ottocento Madame Blavatsky sostenne che Agarthi fosse sorta in un’isola per opera del ”Signore della Fiamma” una sorta di semidivinità proveniente da Venere.

La Blavatsky scrisse la sua opera principale la ”Dottrina Segreta” che presenta antiche leggende mitologiche e credenze popolari e pagane.

Questi passaggi sotterranei sarebbero ben nascosti, disseminati e collegati in tutto il pianeta. Gli ingressi di questi si troverebbero in diversi punti del mondo come nei pressi del monte Shasta in California, di Manaus in Brasile, delle cascate Iguassù in Argentina, della città indiana di Rama, del confine mongolo-cinese di Shingwa e degli inospitali ghiacci dell’Islanda.
Esisterebbero anche due passaggi in Italia, il primo sul monte Epomeo di Ischia, il secondo sull’isola Bisentina del lago di Bolsena nel Lazio.

Per raggiungere Agarthi sarebbe necessario prima di tutto trovare i cunicoli nascosti per poi perdersi nelle sue gallerie, ma anche se si riuscisse ad entrare non sarebbe poi possibile ricordare ciò che è stato visto per una sorta di “magia” ultraterrena. Il cuore di Agarthi si troverebbe sotto l’Asia centrale tra il deserto del Gobi e le montagne del Nepal e del Tibet.
All’interno ci sarebbero dei passaggi che collegherebbero tutta la Terra e la sua capitale, dal nome Shambhala (Città di Smeraldo), ospiterebbe il palazzo di Chakravanti, il Re del Mondo.

Troviamo anche due personaggi importanti come il Mahatma (colui che conosce il futuro) e il Mahanga (colui che procura le cause perché le cose avvengano), che dirigerebbero un consiglio simile all’ordine cavalleresco della Tavola Rotonda con 12 elementi pronti a lottare contro le forze oscure.
Sottoterra ci sarebbero delle correnti terrestri, degli straordinari fiumi di energia che uscirebbero all’esterno tramite i megaliti, le grandi pietre innalzate nel Neolitico.
Si narra che il palazzo del Dalai Lama a Lhasa sia stato costruito sopra a queste fitte reti di gallerie, collegando tutti i luoghi della terra e si dice che un giovane Dalai lama insidiato dai Cinesi scomparve nel Tibet per poi ricomparire a distanza di tempo lasciando lo sconcerto in chi non credeva possibile che avesse utilizzato questi tunnel per scappare.
Anche il nazismo di Adolf Hitler si recò in Tibet per cercare prove della loro discendenza sulla razza ariana di Thule e, tra il 1938 e 1939, un gruppo di ricercatori guidati dal botanico Ernst Schäfer arrivarono proprio nelle maestose montagne tibetane.
La missione, che all’inizio doveva avere uno scopo scientifico, aveva come obbiettivo quello di scoprire il passaggio per accedere ad Agarthi. I nazisti intrapresero questa strada incuriositi dal racconto del viaggio fatto nel 1890 da Madame Blavatsky.
Il 19 maggio 1939 i ricercatori tornarono in Germania con quaderni pieni di appunti ed anche di ispezioni fisiche sulle persone del posto, riportarono casse con oltre 20000 fotografie e 18000 metri di pellicola cinematografica e ben 108 volumi di scritture buddhiste donate dal Reggente di Lhasa per il dittatore Adolf Hitler.

Si dice che i nazisti siano quasi arrivati ad un passaggio nei pressi di un posto sacro all’interno di una caverna, ma appena entrati al suo interno videro delle luci fortissime e terrorizzati fuggirono a gambe levate.
Altra particolarità; c’è anche chi suppone che una foto scattata al Dalai Lama risultò essere particolarmente strana, piena di strane forme antropomorfe e che non poteva appartenere allo scatto della macchinetta fotografica. Spedite le foto in Germania per essere esaminate non produssero risultati, solo un grande scalpore.
C’è anche da sottolineare che i nazisti, verso la fine della seconda guerra mondiale, progettarono e costruirono per la prima volta un razzo chiamato V1 per poi modificarlo in V2 un arma che secondo i piani di Hitler avrebbe dovuto cambiare le sorti della guerra che stavano perdendo.

Ma è possibile che la terra sia cava e contenga questi cunicoli che collegherebbero tutta la terra?
Nelle spedizioni geologiche sono state scoperte delle gallerie sotterranee in Asia come quella dell’Anatolia, nell’isola di Pasqua, dove nel 1942 il presidente Franklin Delano Roosevelt ricevette alla Casa Bianca due viaggiatori che dichiararono di aver incontrato una tribù indios di pelle chiara chiamata Chiapas a guardia della vasta rete di gallerie ed anche in Sudamerica, specialmente per preservare i segreti del tesoro degli Inca in Perù, con le loro vaste gallerie sotterranee ben nascoste.
Molti illustri scienziati si interessarono ad Agarthi, come il francese Pierre Louis Maupertuis che nel Settecento con le sue misurazioni dimostrò lo schiacciamento della Terra sui poli ipotizzato da Isaac Newton e l’astronomo Edmond Halley, scopritore della famosa cometa che porta il suo nome, a quest’ultimo piaceva farsi ritrarre con in mano la mappa di Agarthi. Anche il grande scrittore Jules Verne, nel 1864, raccontò in un romanzo di un mondo perduto sotto la superficie terrestre e venne appunto chiamato con il celebre titolo “Viaggio al centro della Terra”.

Sull’esistenza di Agarthi troviamo anche numerosi altri riscontri come nei Vangeli Apocrifi, nella Divina Commedia di Dante Alighieri e di una testimonianza dell’ammiraglio Richard Evelyn Byrd dove afferma, nel suo diario di bordo, che il 19 Febbraio del 1947 riuscì ad entrare con il suo aereo attraverso un passaggio dell’Antartico fino a finire nel regno di Agarhi dove incontrò il Re del Mondo che gli disse che lui era stato scelto per testimoniare la loro esistenza nel sottosuolo e di smetterla di usare le armi nucleari (e ricordò al pilota le bombe sganciate a Hiroshima e Nagasaki) e che loro, dal giorno di quelle esplosioni, escono con navicelle spaziali per controllare e vigilare il pianeta terra, senza mai intromettersi nelle guerre barbariche degli uomini almeno fino ad ora, provando però a spedire messaggi alle super potenze che manipolano l’energia atomica avvisandole che porterà solo all’autodistruzione.

Finito l’incontro uscì dal regno per dirigersi a comunicare il tutto allo Stato Maggiore al Pentagono dove gli fu detto di tacere e di non pubblicare nulla a riguardo. Essendo un militare aveva l’obbligo di obbedire, ma confermò la veridicità di tutta la storia anche in punto di morte.
D’altra parte che cosa può avere più fascino di un mito ancestrale che promette di avere gli strumenti per salvare il mondo dal male?

(Simone Giorgi)

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