Saper ascoltare l’universo!

In nessun luogo dello spazio il nostro sguardo si poserà su forme familiari di alberi o piante o di un qualsiasi animale che condivide con noi il nostro mondo.
Qualunque forma di vita incontreremo sarà altrettanto strana e aliena, dalle mostruose creature degli abissi marini agli imperi degli insetti i cui orrori ci sono nascosti dalla loro naturale scala microscopica.
Giancarlo Genta, professore di Progettazione e Costruzione di Macchine del Politecnico di Torino e Direttore del Centro Italiano “SETI” Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre, fondata da Frank Drake e Carl Sagan nel 1974) è un’organizzazione scientifica privata, senza scopi di lucro, la cui sede centrale è a Mountain View, in California, sottolinea come oggi sia possibile fare dell’astrobiologia, quella parte della biologia che cerca la vita extraterrestre attraverso le sonde spaziali, anche senza muoversi dalla Terra: basta studiare quelle forme di vita che si sono evolute in ambienti estremi. Ambienti in fondo simili a quelli di certi lontani pianeti.
Nell’ universo accade tutto ciò che non è proibito dalla fisica e dalla chimica: se dei microrganismi possono prosperare in condizioni così difficili sulla Terra, perché non potrebbe accadere la stessa cosa in altri mondi?
Dall’altra parte l’universo è così vasto che potremmo incrociare altri esseri viventi e non vederli oppure non riconoscerli.
Nella ricerca della vita extraterrestre occorre ricordarsi che, come già disse Galileo, potrebbe essere possibile che non esistano altri esseri come noi ( nel senso di altri animali e piante come quelle terrestri), ma è molto probabile che esistano altri esseri viventi non solo diversi da quelli che conosciamo, ma anche da quello che riusciremmo a immaginare.
Vedendo certi esseri viventi terrestri, che sopravvivono a temperature infernali o si nutrono di composti per altri mortali, dobbiamo accettare che i piccoli omini verdi siano, magari, simili al filamento di tungsteno della lampadina.
Nel lontano passato, prima che fosse possibile il volo spaziale, il problema della ricerca di vita extraterrestre era quello di far sapere ad eventuali alieni che la Terra era abitata.
Ecco allora che nel 1820, il matematico tedesco Friedrich Gauss ipotizzò di realizzare nella steppa russa una gigantesca foresta di pini a forma di triangolo per segnalare alle intelligenze aliene che i terrestri conoscevano il teorema di Pitagora.
Anche se il metodo non venne preso in considerazione, all’inizio del ‘900 dal nostro pianeta iniziò il lancio verso le stelle di una miriade di messaggi. Con le trasmissioni radio, radar e televisive l’uomo infatti stava comunicando all’universo, alla velocità della luce, la sua presenza.
L’astronomo Carl Sagan, ha fatto notare come chi guardasse il nostro sistema solare vedrebbe due oggetti che ruotano uno attorno all’altro: il primo , il sole, è una nana gialla che emette una certa quantità di onde radio l’altro, invece, che ha una massa pari a un trecentomillesimo del primo, emette una quantità di onde radio cento volte maggiore.
Ad essere ottimisti ogni essere intelligente nel raggio di cento anni luce dalla Terra dovrebbe essersi accorto di noi.
Tuttavia la ricerca della vita extraterrestre vera e propria , potremmo dire che sia iniziata nel 1959, quando venne dimostrato che la comunicazione via radio fra due stelle vicine era possibile.
Quindi, civiltà sviluppatesi indipendentemente sui pianeti di due distinte stelle potrebbero entrare in contatto tra loro non appena le reciproche tecnologie di trattamento dei segnali radio diventassero abbastanza avanzate.
Da questa intuizione è nata, da una parte, il progetto SETI e , dall’altra, l’idea di inviare nel cosmo dei messaggi che presentino la nostra civiltà.
A proposito di questo, sempre Sagan fece notare che il primo messaggio decrittabile da un’intelligenza aliena sarebbe il discorso di Hitler per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 ovvero la prima trasmissione televisiva della storia.
Le sonde Pioneer 10 e 11 lanciate nei primi anni ’70 recano una placca con incise le immagini di un uomo e di una donna, la navicella e la posizione della terra, insieme a quella di quattordici pulsar, relativa al centro della galassia.
Sui Voyager 1 e 2, invece, venne imbarcato un videodisco con due ore di immagini e suoni terrestri, incluse le voci di uomini importanti e il canto delle balene.
Il diagramma inciso sul retro mostra la posizione della terra nella galassia e reca spiegazioni su come usare il disco.
Nel 1974, invece, il radioastronomo Frank Drake , immaginando che una civiltà aliena fosse in grado di capire il codice binario, inviò un segnale radio verso un ammasso di stelle nella costellazione di Ercole.
In questo segnale codificò i numeri da uno a dieci, seguiti dai numeri atomici dei cinque elementi essenziali per la vita terrestre, dalla formula chimica del DNA a l’altezza media degli esseri umani, fino al numero della popolazione terrestre: se gli eventuali riceventi riuscissero a decodificare il segnale in maniera pittorica, vedrebbero le immagini della forma umana, il sistema solare e l’antenna trasmittente. Il segnale più importante e misterioso ricevuto è certamente il “Segnale WOW”.
Il segnale WOW è stato un forte segnale radio a banda stretta rilevata il 15 agosto 1977 dal Dottor. Jerry R. Ehman che lavorava al progetto SETI con il radiotelescopio Big Ear dell’università dello Stato dell’ Ohio.
In tutto questo il segnale durò 72 secondi e non venne mai più rilevato, non proveniva dalla terra o dal sistema solare, il SETI ne ha sempre dichiarata la veridicità anche dal fatto che non si sia mai più ripetuto il fenomeno e quindi quel segnale “WOW” ascoltato era di una civiltà proveniente da un altro mondo.

Se c’è chi crede senza ombra di dubbio nella ricerca di intelligenza aliena c’è chi, come il fisico americano Frank Tipler, la considera una perdita di tempo e denaro: <<Il viaggio interstellare sarebbe semplice ed economico per una civiltà anche solo leggermente più avanzata della nostra.
Le loro sonde spaziali però, dovrebbero utilizzare, come carburante e per autoripararsi, materiali trovati lungo il percorso>>.
Tipler calcola che ci vorrebbero 300 milioni di anni per mandare una sonda in ogni sistema solare della galassia.
Ammettendo che siano passati sei miliardi di anni dalla formazione dei pianeti a quando le loro specie intelligenti iniziarono a inviare le prime sonde, noi dovremmo aver ricevuto qualche cosa da chi vive attorno a una stella vecchia 6.3 miliardi di anni ovvero l’età di circa la metà delle stelle della nostra galassia.
<<Se una civiltà al nostro livello esistesse, le sue sonde spaziali sarebbero già qui, poiché non ci sono…non esistono>>.
Premesso che una galassia media contiene cento miliardi di stelle e che nell’ universo ci sono a dir poco cento miliardi di galassie, sarebbe strano, per non dire impossibile, che il nostro pianeta fosse l’unico a essere abitato.
Ciò detto, quante possibilità ci sono di entrare in contatto con gli extraterrestri? Praticamente nessuna, finché restiamo nel nostro sistema solare c’è poco da stare allegri: i pianeti più vicini al sole sono delle vere e proprie palle di fuoco e quelli più lontani dei deserti con temperature basse centinaia di gradi sotto zero.
L’unica speranza d’incontrare un extraterrestre in buona salute potrebbe essere quella di trasferirci in un’altro sistema solare e di trovare un pianeta, più o meno grande come il nostro, che ruoti a una distanza tale dalla sua stella da consentire la nascita di una qualche forma di vita.
Ebbene, proprio in questi ultimi mesi sono stati scoperti nove pianeti al di là del sistema solare.
Ovviamente la notizia ch ha subito riempito di gioia, prima però di esultare proviamo a calcolare le distanze che ci separano da questi pianeti.
Il più vicino dei nove pianeti ruota intorno alla stella Epsilon Eridani posta ad “appena” 10,5 anni luce da noi. Ma che vuol dire 10.5 anni luce?
Vuol dire che la luce di questa stella per arrivare fino a noi impiega dieci anni e mezzo.
Paragoniamo ora la distanza di Epsilon Eridani a quella della Luna e del Sole.
La luce della luna per arrivare sulla terra impiega poco più di un secondo e quella del Sole otto minuti e venti secondi.
Epsilon Eridani, quindi, è enormemente lontana.
Adesso parlando di viaggi galattici, tenuto conto che la luce viaggia a 300.000 chilometri al secondo e che le astronavi a stento riescono a raggiungere i trentamila chilometri al secondo, per coprire una distanza come quella che ci separa da Epsilon Eridani ci vorrebbero svariati milioni di anni.
Lo stesso discorso vale per alieni che volessero venire a visitare il pianeta Terra, la scienziata Margherita Hack dichiarò in una delle sue interviste: <<gli extraterrestri non possono raggiungere la Terra perché troppo grandi sono le distanze che separano i mondi>>.
In un futuro lontano l’uomo certamente dovrà cercare un’ altro pianeta vivibile, fonte di nuove risorse, dato che il nostro ormai sta per finirle, ed è sempre più esposto a gravi pericoli. Il tutto causato da madornali errori dell’uomo. Ma oltre al voler sopravvivere c’è lo spirito di avventura e la voglia di conoscere altre forme di vita e, soprattutto, la speranza di non essere soli nell’universo.

(Simone Giorgi)

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