Alchimia, Nicolas Flamel e la pietra filosofale

Alchimia

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L’Alchimia ha origini molto antiche, già i Faraoni dell’antico Egitto ne avrebbero fatto uso, l’etimologia della parola stessa che contiene chem o quen e cioè nero, stava ad indicare la terra del Nilo in contrasto con il rosso della sabbia del deserto.
Fu però nel IV secolo che iniziò a fiorire in modo sempre più forte, durante la persecuzione ad opera dei cristiani verso i pagani.
Da lì è progredita, tanto da vantare nomi di personaggi Ermetici illustri e dei quali si parla ancora oggi quando si nomina l’Alchimia, uno su tutti Ermete Trismegisto che, con la sua Tavoletta di Smeraldo, ha riportato frasi sibilline per i più, ma di gran significato per gli alchimisti.
“Ciò che è sopra è come ciò che è sotto”…“il sole è suo padre, la luna è sua madre, il vento l’ha portato nel suo grembo, la terra è la sua nutrice”…
Ma la frase che desta maggior interesse è quella che riporta alla trasformazione alchemica dei metalli in oro, di quella che venne chiamata in seguito Pietra Filosofale: “Per questo ogni oscurità fuggirà da te”.
Con questa frase gli alchimisti sapevano che l’oro comparso dalla trasformazione non sarebbe stato “oro comune” ma “oro vivente” atto a crescere, l’oro che genera oro.
L’Alchimia è molto simbolica, contiene metafore e similitudini in modo da non essere compresa da tutti ma solo da pochi.
Per avere la trasformazione si passa attraverso delle fasi: Nigredo la prima, che indicherebbe il disfacimento; Albedo la seconda, la trasformazione; Rubedo la terza ed ultima, l’oro alchemico divenuto noto come Pietra Filosofale.
Personaggio di spicco al quale si fa riferimento è Nicholas Flamel, che in molti credono sia ancora in vita.
Esoterista francese nato nel 1330 e morto presumibilmente tra il 1418 e il 1419, si dice che la sua tomba sia sempre stata vuota. Personaggio molto controverso, trova divergenze di opinione fra gli autori di testi che lo riguardano. Il suo scritto più importante è Il libro delle Figure Geroglifiche, dove vi sono contenute otto figure differenti e tutte da interpretare, su come funzionerebbe la trasformazione dei metalli in oro e della successiva evoluzione sull’essere umano in grado di donargli l’immortalità.
Teorie ed ipotesi a non finire riguardanti l’Alchimia, ma di grande fascino è pensare all’immortalità come qualcosa di plausibile da toccare con mano sotto la forma di “Pietra Filosofale”. Ad oggi, il mistero rimane.

Nicolas Flamel e la pietra filosofale

Conosciuto come uno dei più famosi alchimisti francesi, nasce a Pontoise nel 1330, dove riceve una formazione come scrivano pubblico. Si trasferisce a Parigi dopo aver sposato Pernelle, già vedova e più grande di lui.
Nel 1357 dice di trovare casualmente un libro misterioso scritto in simboli, chiamato il Libro di Abramo Ebreo, chiamato da alcuni Abramo Mago.
Cerca per molti anni di decifrare il libro senza riuscirvi, nel 1378 decide allora di intraprendere un viaggio in Spagna in cerca di qualche sapiente in grado di aiutarlo.
Fortuna e sfortuna del caso, in Spagna incontra uomo che chiamerà maestro Francesco, che lo aiuta e si offre di riaccompagnarlo in Francia per potergli spiegare come decifrare il libro, lungo il tragitto però Francesco muore e Flamel impiegherà tre anni per tradurlo, aiutato da sua moglie.
I suoi sforzi non furono comunque vani, anzi, riuscì a fare le prime trasmutazioni dei metalli in oro, utilizzando i profitti per aiutare le persone in difficoltà.
Ci sono informazioni contraddittorie riguardo la vita e le opere di Flamel e ci sono più visioni e opinioni contrastanti.
Operò molto nella zona di Parigi e, benestante, contribuì alla ristrutturazione del Cimitero degli Innocenti dove fece inserire simboli alchemici celandoli sotto metafore e segni geroglifici e con due chiavi di lettura distinte, una religiosa e l’altra alchemica.
Nella lettura religiosa vi si leggerebbe la resurrezione dei morti dopo la fine dei tempi e la seconda venuta di Cristo in terra; in quella alchemica ci sarebbero tutte le formule necessarie da compiere al fine di praticare le trasmutazioni.
Credenza entrata nel mito, si dice che abbia scoperto il modo di rendersi immortale, inscenando il suo funerale nel 1418, la sua tomba è sempre stata vuota.
C’era una regola fondamentale attribuita ai poteri della Pietra Filosofale; la pratica alchemica serve per raggiungere il cielo, è fatta non per accumulare ricchezze ma solo a fin di bene.
Le proprietà attribuite alla Pietra Filosofale erano molteplici, avrebbe fornito un elisir di lunga vita in grado di conferire l’immortalità, panacea universale per qualsiasi malattia, donava l’onniscienza, ovvero la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene del male ed avrebbe trasmutato in oro i metalli.
Le tracce di Nicolas Flamel si perdono un po’ tra le varie visioni e congetture dei vari autori, ma a Parigi esiste ancora oggi una delle sue abitazioni al 51 di rue de Montmorency.
Leggenda o realtà, molti hanno seguito e seguono ancora oggi le tracce di Nicolas Flamel, il grande Alchimista.

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(Eleonora Monti)

 

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